Mobbing

Definizione: Il Mobbing è una forma di molestia o violenza psicologica esercitata quasi sempre con intenzione lesiva, ripetuta in modo iterativo, con modalità polimorfe; l’azione persecutoria è intrapresa per un periodo determinato, stabilito arbitrariamente di circa 6 mesi; la finalità o la conseguenza del Mobbing è l’estromissione del lavoratore dal posto di lavoro”.

Tutti i più accreditati autori che hanno pubblicato su quest’argomento specificano che il Mobbing è essenzialmente una strategia il cui scopo è emarginare, offendere, ridicolizzare ed isolare il lavoratore sino ad annientarlo sia a livello personale che professionale per indurlo al licenziamento. Le ricerche, infatti, hanno dimostrato che il Mobbing può portare ad un danno psichico o psicofisico permanente, ma non solo, esso comporta anche un forte calo di produttività all'interno delle realtà lavorative in cui si manifesta: sia chi fa Mobbing, sia chi ne è oggetto, subisce un forte calo di rendimento lavorativo, e inoltre, si assenterà spesso dal lavoro per ragioni personali e/o periodi di malattia. Tale costo si ripercuote in primis sull’azienda e poi sull'intera società. Una vittima di Mobbing, infatti, ricorre di solito al prepensionamento o viene resa invalida dal lavoro costituendo un costo immediato per la previdenza sociale e la sanità pubblica.
Uno dei presupposti fondamentali affinché si possa parlare di Mobbing è la variabile temporale, in particolare la frequenza e la durata delle vessazioni. Entrambi questi parametri sono stati avanzati da Heinz Leymann cui si devono i primi studi scientifici e la formulazione teorica di questo fenomeno. Eccedono da questa regola i casi di

Quick Mobbing nei quali una sola, brutale azione persecutoria è capace di destabilizzare totalmente il soggetto (casi di questo genere si possono riscontrare in relazione alle nuove tipologie contrattuali che sono caratterizzate da un alto livello di flessibilità e precarietà). 
Gli effetti del Mobbing sono influenzati da caratteristiche personali e comportamentali, dall’intensità e dal numero delle violenze e, come accennato precedentemente, dalla variabile temporale. Questo comporta che non tutti sono sensibili allo stesso modo a questo terrore psicologico, ma, al contrario, questo fenomeno varia da individuo ad individuo in relazione ad una soglia personale di sopportazione.

Tipologie: Il Mobbing si distingue per le sue caratteristiche relazionali e interpersonali e si possono schematizzare 3 tipologie:

  1. Mobbing Verticale o Strategico: Quando la violenza psicologica viene operata da un superiore o dal management aziendale. Nella letteratura anglosassone viene spesso distinto in bossing (si tratta di un’azione vessatoria messa in atto da un singolo capo o dalla direzione aziendale al fine di estromettere uno o più lavoratori) ed in bullyng (quando i comportamenti persecutori vengono operati esclusivamente da un singolo soggetto di vertice verso più persone).

  2. Mobbing Orizzontale: Si sviluppa come perversione delle rete interpersonale tra i colleghi di pari grado. Si tratta della “patologizzazione” delle normali dinamiche comportamentali che si sviluppano all’interno dei gruppi, come l’invidia, la competitività, ecc...
  3. Danni psico-somatici Preterintenzionali: Come malattia delle relazioni e dei sistemi aziendali. Si sviluppa come effetto del disagio organizzativo, specialmente in concomitanza di riorganizzazioni. Non vi è da parte dell’azienda volontà strategica tesa alla persecuzione di lavoratori, ma, soltanto disfunzioni organizzative gravi.

Le 6 fasi del Mobbing: Questo fenomeno si presenta come un processo in continua evoluzione. Per questa ragione alcuni studiosi, in particolare svedesi e tedeschi, hanno stilato degli elenchi che sintetizzano le fasi che il Mobbing attraversa. Il modello più celebre è quello a quattro fasi, elaborato da H. Leymann, padre fondatore di questa branca della Psicologia del Lavoro.
Questo schema, inizialmente pensato per la condizione lavorativa nordica, è stato adattato alla realtà organizzativa italiana dal Dott. Herald Ege che evidenzia sei fasi ed una pre-fase (in cui si vengono a formare delle conflittualità che offrono un terreno fertile allo sviluppo del disagio, ma dove il Mobbing ancora non si è manifestato).
Elenco

  1. Condizione “Zero” o pre-fase.
  2. 1a fase: Il conflitto mirato.
  3. 2a fase: L’inizio del mobbing.
  4. 3a fase: Primi sintomi psico-somatici.
  5. 4a fase: Errori ed abusi dell’amministrazione del personale.
  6. 5a fase: Serio aggravamento della salute psico-fisica della vittima.
  7. 6a fase. Esclusione dal mondo del lavoro.

Soggetti più esposti al rischio:

  1. Lavoratori particolarmente attivi o ideativi.
  2. Portatori di handicap o infortunati con danno permanente, ritenuti entrambi improduttivi.
  3. Lavoratori “diversi” per tratti socio-culturali (provenienza geografica, religione, orientamento sessuale, abitudini di vita, ecc…).
  4. Lavoratori non disponibili a partecipare ad azioni illecite proposte da superiori o pari.
  5. Donne in particolari momenti della vita lavorativa, come al rientro dalla gravidanza od in fase di pre-climaterio, oppure, donne oggetto di comportamenti sessuali illeciti.
  6. Gli ultra quarantacinquenni, donne ed uomini, per la difficoltà di aderire ai continui cambiamenti organizzativi ed alle richieste di una formazione specialistica e continua.
I lavoratori atipici oggetto di forti costrittività (lavorative) in nome della flessibilità aziendali.