Bullismo

Col termine Bullismo si fa riferimento al fenomeno che si sta,  diffondendo negli ultimi anni cioè quella serie di comportamenti, che vanno  dalle vessazioni, alle prepotenze di vario genere, fino a arrivare a veri è propri atti violenti contro la persona, attuati da coetanei, all’interno di un contesto di gruppo.
Il bullismo presentà:
l’intenzionalità: il comportamento attuato è volto a creare danno alla vittima;
la sistematicità: il comportamento è messo in atto in maniera ripetitiva e perseverante nel tempo (Fonzi 1999).

Gli atteggiamenti attraverso cui si può manifestare possono consistere in:
aggressioni fisiche: botte, spinte, pedate, pizzicotti, ma anche, appropriazione di beni altrui, estorsione di denaro;
aggressioni verbali:intimidazioni, provocazioni, insulti, prese in giro;
aggressioni psicologiche come l'esclusione, l'isolamento o la diffusione di calunnie sul conto delle vittime prescelte.
 Questa ultima forma di bullismo definito indiretto è più tipico delle femmine.
Nella relazione tra bullo e vittima, il bullo è più forte e la vittima e più debole, incapace di difendersi, spesso introverso e non di rado, con interessi e abitudini  diverse, dalla maggioranza dei compagni di scuola o colleghi di lavoro.   
Il bullo non dimostra sensi di colpa, anzi riferisce di trovare emozioni positive, si sentono forti, furbi e non mostrano consapevolezza delle emozioni negative vissute dalla vittima (Boulton; Underwood 1992).
Una caratteristica di questa condotta è il disimpegno morale, cioè i partecipanti delle azioni aggressive, non sentono la responsabilità reale di ciò che hanno fatto, perché il senso di responsabilità delle loro azioni e come se venisse “diluito” all’interno di tutti i presenti del gruppo.
In molti esseri viventi, quando due animali lottano, quello che sta per perdere espone la gola, offrendo cosi all’avversario un modo facile per ucciderlo, quando il perdente, ha compiuto il gesto di resa, il vincitore può semplicemente andarsene, risparmiando la vita dell’animale (Horner 2003).
Questo esempio ci insegna che l’importante non è uccidere, ma dimostrare di essere il più forte, il più potente.
Nella storia, la lotta è stata lo strumento per l’affermazione di un individuo, nei confronti dell’altro, non a caso, la parola : “Gewalt” in tedesco significa: “violenza”, ma anche “autorità, potere”.

All’interno dei luoghi di lavoro forme diverse bullismo e di mobbing , stanno diventando sempre più frequenti, perché queste diventano, mezzi per affermarsi, per far carriera, per mantenere i propri benefici a discapito di qualcun’altro o semplicemente, un mezzo per diminuire il proprio senso di frustrazione, derivato da tutti quei bisogni, che la nostra società promuove, ma che gli individui non possono soddisfare, per mancanza di mezzi o capacità.